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I Consorzi di Bonifica

Il ruolo della bonifica in Italia ha origini antiche.

Basti pensare che le prime opere idrauliche furono realizzate all’epoca dell'Impero Romano. Un territorio costruito con le mani dell'uomo, attraverso il risanamento di zone salmastre che occupavano quelle che oggi vengono individuate nella Pianura Padana, nella Versilia, nel Tavoliere delle Puglie, nella Pianura Grossetana, nel Metapontino, nel Garigliano, nel Volturno, nel Sele, nella Piana di Catania ed altre. Ai primi interventi di bonifica e risanamento si affiancarono, poco dopo il Mille, gli interventi di irrigazione. Nascono le prime opere di canalizzazione e di raccolta delle acque e, contemporaneamente, si costituiscono le prime aggregazioni di proprietari, successivamente denominate “comunioni di utenze", “università", “confraternite", sino all'attuale denominazione di "Consorzi".

Dal 1500 al 1900 la bonifica è stata protagonista di un grande sviluppo, scandito dalla promulgazione di leggi ed ordinamenti che ne hanno regolato l'attività. La legge “Serpieri”   (n° 215 del 13 febbraio 1933), tuttora in vigore, “introduce una profonda riforma per il governo del territorio attraverso un sistema organizzativo ed operativo della bonifica fondato sulla nozione di bonifica integrale e sui consorzi ". Interventi di bonifica integrale, destinati quindi alla difesa, tutela e valorizzazione del territorio.

“I Consorzi di Bonifica, coinvolti in queste problematiche, non possono che assumere un ruolo attivo e cercare di contribuire, per quanto nelle loro possibilità, al risanamento delle acque, e in tali azioni sono impegnati direttamente. La salvaguardia ambientale si realizza anzitutto attraverso una quotidiana azione di manutenzione del territorio, con tempestivi e ricorrenti piccoli interventi riparatori e di conservazione, che corrispondono proprio all'azione di bonifica" .

Attualmente esistono in Italia 165 Consorzi di Bonifica (alcuni di questi sotto altra denominazione), cui è affidata la gestione di imponenti opere irrigue e di difesa idraulica. 

Questi i numeri: 5 milioni di ettari di pianura attrezzati di canali di scolo, che si estendono per 57.500 km; 33.700 briglie e sbarramenti per il contenimento delle piene; 631 idrovore capaci di sollevare circa 3.300 mc/s (metri cubi al secondo) di acqua nelle zone soggiacenti al livello del mare…

La maggior parte di questi Consorzi è di I grado, ossia Consorzi operanti direttamente sul territorio per la realizzazione delle opere di difesa del suolo, di risanamento delle acque, di gestione del patrimonio idrico e di tutela degli interessi ambientali connessi.

Esistono inoltre Consorzi di II grado, di cui uno soltanto nel Veneto, il Consorzio Lessinio Euganeo Berico (LEB). I Consorzi di II grado nascono dall’esigenza di riunire più Consorzi di I grado per far fronte alla necessità di tutelare “ (…) particolari nuclei di interessi aventi natura omogenea, cioè con caratteristiche particolari e quale espressione di interessi collettivi locali (…). Tali nuclei di interessi distinti potevano far capo a consorzi di primo grado la cui attività doveva essere coordinata da un altro Consorzio (di secondo grado) costituito con Decreto Reale (…) " .

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